Il sorriso dei delfini, il più grande inganno della Natura

Chi non è mai stato a vedere uno spettacolo al delfinario? E chi non lo ha trovato divertente, pensando anche che, dopotutto, i delfini non se la passassero così male? Eppure, non tutti sanno che invece sono numerosi i casi di suicidio di questi piccoli cetacei nei parchi acquatici e delfinari. Spesso i delfini sono messi sotto forte stress a causa dei piccoli spazi in cui si trovano e dei forti rumori da cui sono circondati, come le grida e gli applausi delle folle e la musica dello show. Per la maggior parte soffrono di ulcera e nei casi di depressione più gravi smettono di respirare e si lasciano cadere sul fondo: ciò gli è permesso perché per loro respirare è un atto volontario, e non automatico come nel caso dell’essere umano. Gli eccessivi suicidi di delfini sono anche la ragione per cui ha recentemente chiuso il delfinario del celebre parco divertimenti Gardaland. Ma quando ha avuto inizio questa crudele moda di rinchiudere i delfini per farli esibire, sfruttando a loro svantaggio l’incredibile intelligenza che li contraddistingue? Non sarà l’unica ragione, ma sicuramente la serie tv Il mio amico delfino, meglio nota come Flipper e andata in onda per la prima volta nel 1963, ha contribuito a condurli in schiavitù.

Fondamentale per il successo di quella serie fu Richard O’ Barry, addestratore di Flipper, o meglio Kathy, la delfina che lo interpretava, e che dopo aver terminato le riprese è stata messa in cattività e si è suicidata. Richard, che aveva già avuto dei risentimenti riguardo la condizione di reclusione dei delfini, ne è rimasto fortemente scosso e da quel giorno ha votato la sua vita a distruggere il mostro che aveva contribuito a creare. Alla base delle sue ragioni, la convinzione che la grande intelligenza dei delfini permetta loro la totale consapevolezza di sé e della propria condizione, al pari di quella umana. La vita di Richard è costellata di successi come la rimessa in libertà di esemplari catturati, ma anche di molti arresti: spesso infatti sotto la compravendita dei delfini per gli spettacoli si nasconde un business che frutta milioni. Eclatante è il caso di Taiji, Giappone, dove O’ Barry ha scoperto una vera e propria mattanza di delfini, rivelata poi al mondo con il documentario “The Cove”. A Taiji i delfini vengono radunati in baie chiuse da reti, dove gli addestratori scelgono quelli da portare via. Quelli scartati non vengono però liberati, ma in un’insenatura nascosta e protetta da guardie e recinzioni vengono massacrati con metodi feroci e barbari.

I delfini sono quindi trasformati in carne che viene venduta nei mercati del Giappone, spesso spacciata per la ben più pregiata carne di balena. Oltretutto, la carne di delfino contiene 2000 ppm (parti per milione) di mercurio, contro lo 0,4 permesso dalla legge, rivelandosi quindi altamente tossica per l’organismo. Servono altri motivi per boicottare quest’abominio?

Nelson Mandela: la vita

“Non importa quanto stretto sia il passaggio,
quanto pieno di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino;
Io sono il capitano della mia anima”
Invictus, di William Ernest Henley.

Nelson Rolihlahla Mandela nasce a Mvezo nel Transkei nel 1918. La sua lotta per la libertà inizia nel 1941, quando si rifiuta di sposare in matrimonio combinato una ragazza, che il capo tribù Thembu Dalindyebo aveva scelto per lui. Così scappa con il cugino nella città di Johannesburg, dopo che anch’egli aveva rifiutato di sottostare al matrimonio combinato.
Mandela studia legge all’Università college di Fort Hare e presso l’Università di Witwatersrand. In questo periodo egli è già coinvolto nell’opposizione al regime di minoranza sudafricano che nega i diritti politici, sociali e civili alla maggioranza nera sudafricana. Così si unisce all’Africa National Congress (ANC) nel 1942.

Nel 1948, dopo che il Partito Nazionale vinse le elezioni attuando una politica basata sull’apartheid e sulla segregazione razziale , Mandela si distinse per una dura lotta di opposizione contro l’apartheid. In questo periodo (metà degli anni ’50) Mandela e il collega e amico Tambo fondarono l’ ufficio legale Mandela e Tambocon lo scopo di fornire assistenza gratuita o a basso costo a molti neri che altrimenti non avrebbero avuto rappresentanza legale.

Dopo l’uccisione di manifestanti disarmati a Sharpeville nel marzo 1960, nel 1961 Mandela diventò comandante dell’ala armata dell’ANC l’Umkhonto we Sizwe, nata per combattere il governo pro-apartheid.
Così nell’agosto 1962 venne arrestato e condannato a 5 anni di lavori forzati con l’accusa di viaggi illegali all’estero e incitamento allo sciopero.

L’11 luglio 1963 fu arrestato insieme agli altri leader dell’ANC e nel 1964 venne condannato all’ergastolo con l’accusa di tradimento contro lo Stato. Mandela si dichiarò colpevole di essere coinvolto nell’organizzazione di azione armata e di sabotaggio, ma si dichiarò non colpevole riguardo all’accusa di cospirazione per aver cercato di aiutare gli altri Paesi a invadere il Sud Africa.

Rimase in prigione fino al 1990, diventando il vero e proprio leader mondiale della lotta all’apartheid, vincendo nel 1988 il Premio Sokharov per la libertà di pensiero. Durante questi 27 anni di detenzione Mandela lesse moltissimi libri, sia in lingua afrikaner (molto simile all’olandese) sia in lingua inglese, lingua che imparò perfettamente.
In particolare fu una poesia a dare a Mandela una forte spinta per rimanere vivo ed affrontare gli anni di prigione: “Invictus” dal latino “invitto” o “indomabile” di William Ernest Henley.

Mentre era in prigione Mandela riuscì ad inviare un manifesto all’ANC che fu pubblicato il 15 giugno 1980:
“Unitevi! Mobilitatevi! Lottate! Tra l’incudine delle azioni di massa e il martello della lotta armata dobbiamo annientare l’appartheid!”
Fu rilasciato l’11 febbraio 1990 su ordine dell’allora Presidente sudafricano de Klerk , anche grazie alle incessanti pressioni della comunità internazionale e dalle crescenti proteste dell’ANC.
De Klerk stesso racconta, in un documentario mandato in onda dalla Rai “La storia siamo noi”, che quando aveva dato a Mandela la notizia che sarebbe stato liberato, quest’ultimo disse: “Ma è troppo presto! non voglio essere liberato l’11 febbraio perchè ho bisogno di più tempo per prepararmi!”; De Klerk gli disse però che la data del su rilascio non era negoziabile. Al Paese serviva Nelson Mandela libero.

Nel 1991 Mandela concorre contro de Klerk per la Presidenza del Sud Africa, diventando Presidente nel 1994. Mandela e de Klerk vinsero il Premio Nobel per la pace nel 1993.

Una volta che Mandela fu eletto Presidente e de Klerk vicepresidente, istituirono la Commissione per la verità e la riconciliazione, cioè un tribunale speciale costituito con lo scopo di ascoltare le testimonianze delle vittime dei crimini commessi durante il regime da entrambe le parti. Lo scopo era traghettare il Sud Africa verso una democrazia con pari diritti tra bianchi e neri. Il perdono e l’azione non violenta costituivano la base del pensiero politico di Mandela, tanto che molti afrikaner giudicati colpevoli ma che avevano ammesso i reati, ricevettero l’amnistia.

Alla fine del suo mandato di Presidente nel 1998, Mandela decise di non ricandidarsi, per proseguire il suo impegno nel sostegno alle organizzazioni per i diritti civili, sociali e umani. Ha ricevuto numerose onorificenze, quali l’Order of St. John dalla Regina Elisabetta II e la Presidential of Medal Freedom da George W Bush.

Mandela è l’unica persona di origini indiane, insieme a Madre Teresa, ad ottenere il Bharat Ratna nel 1990 che è il più alto riconoscimento civile indiano. Nel 2001 è stato il primo straniero ad aver ricevuto l’Ordine del Canada, dopo aver parlato ad una conferenza di  45 000 studenti allo Skydrome di Toronto.

Nel 2004 afferma di volersi ritirare completamente dalla vita politica, confermando però il suo impegno nella lotta contro l’Aids che gli portò via un figlio e la moglie dell’altro figlio.  Nel 2004 infatti si reca a Bangkok per partecipare alla XV conferenza internazionale sull’AIDS. Il 23 luglio 2004 la città di Johannesburg gli ha conferito la più alta onorificenza cittadina il Freedom of the city.

Mandela muore il 5 dicembre 2013 a Johannesburg, dopo essere stato ricoverato l’8 giugno dello stesso anno all’ospedale di Pretoria, per l’aggravarsi di una infezione polmonare connessa ad una tubercolosi contratta durante gli anni di prigionia. Era in stato vegetativo permanente dal 4 luglio 2013. Il primo a dare l’annuncio della morte è stato l’attuale Presidente del Sud Africa Jacob Zuma, in diretta televisiva.